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Una pentola sulla cenere

 

Oltre alle grandi case, ricche di affreschi, statue e decori, dagli scavi emerge anche una realtà più modesta, ma non meno importante per il recupero di tutto il tessuto sociale della città.

Questo emergere della quotidianità è impressionante. In una casa della Regio I è stata trovata la cucina come se fosse stata lasciata pochi minuti prima: la pentola di terracotta scura è ancora appoggiata sulla cenere nella parte superiore del focolare, mentre in quello inferiore, sotto l’arco a mattoni, altre stoviglie tenevano in caldo dei cibi. Alcune anfore, che forse servivano per l’acqua, sono appoggiate di lato, contro il muro.

 

In una stanza vicina, altre anfore sono ancora allineate a testa in giù, per farle scolare, prima di imbottigliarvi il vino della vendemmia. Molte famiglie avevano appezzamenti di terreno coltivati a vite, per uso domestico o per un piccolo commercio.

La rusticità, lo stato grezzo delle pareti, il pavimento di terra battuta non devono stupire. Anche nelle case più eleganti gli ambienti di servizio erano privi di ogni comfort: infatti, essi erano frequentati dagli schiavi e vi si svolgeva un lavoro duro che nessuno si curava di alleviare.

E’ noto che i Romani, così bravi nel risolvere questioni tecniche quando si trattava di costruire opere di grande impegno, non cercarono mai di risolvere le piccole difficoltà domestiche. Era la conseguenza del lavoro schiavistico, non pagato e quindi senza un valore economico in sé.

 

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